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Tff35 Wind River

Wind River, l'ultimo capitolo della trilogia sceneggiata da Taylor Sheridan



Wind River è un’altra piccola chicca di Taylor Sheridan che porta a compimento la trilogia americana di frontiera cominciata con Sicario, poi Hell or High Water e conclusasi appunto con Wind River.
Parliamo prima di Taylor Sheridan, statunitense che comincia la sua carriera come attore in parti minori come in Veronica Mars, La signora del west e poi presente con ruoli più complementari come quello del vice sceriffo in Sons of Anarchy. Quando decide di presentare una sua sceneggiatura a Villeneuve (regista di fama per La Donna che canta, Blade Runner e Arrival) è la svolta perché si fa conoscere come buon sceneggiatore con questa trilogia che con Hell or High Water, diretta da David Mackenzie (regista di Mister Foe e Perfect Sense), e infine Winter River dà una svolta alla sua carriera.  
L’ho definita trilogia americana di frontiera poiché punta a metter in evidenza quanto la società americana, i suoi valori, i suoi principi, le sue regole e leggi si sgretolano davanti a situazioni fuori dalla quotidianità come quelle di incontro tra la suddetta e lo “straniero”, il “contrabbando” ed in quest’ultimo film con, forse, una delle situazioni più difficili per l’uomo: ritrovarsi in un luogo quasi sperduto, con le comunicazioni col mondo esterno ridotte al minimo, e con un clima davvero gelido come lo è quello invernale nello Stato del Wyoming dove è ambientato il film.



Wind River difatti è un thriller incalzante ambientato in una riserva indiana in cui un cacciatore esperto, interpretato da Jeremy Renner, trova una ragazza evidentemente violentata e morta dal freddo. Purtroppo la situazione per la polizia locale è troppo difficile da affrontare quindi chiama l’F.B.I. che manda un’inesperta agente, interpretata da Elizabeth Olsen.
Ciò che più mi è piaciuto di questo thriller è che riesce ad essere turbinoso nella trama ma senza essere eccessivo nei twist di scena, mantenendo quindi alta l’attenzione di chi lo guarda ma senza avere quei cliché tipici usati oramai come riempitivi. Insomma, non la solita “americanata”. Le riprese sono curate, la fotografia si attiene all’ambiente senza essere fredda di conseguenza senza essere eccessiva all’occhio; la recitazione è buona e la Olsen mi ha sinceramente stupido.
Il film lo consiglio calorosamente.

 

ARTICOLO DELL'AUTORE Hooks Travel

'Student of Archeology. A lover of fine arts in all its forms and travels. Stubborn , proud , outspoken . Cat lady . Sarcasm breakfast .

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